Leadership: quel “re-” che fa la differenza

Cosa significa e cosa comporta essere un leader? Ecco alcune considerazioni personali su una figura tanto necessaria quanto rara.

Ho sempre intravisto, nei leader, un non so che di simile e strettamente legato ad una figura genitoriale.

In un leader la gente cerca anche un contatto che implichi supporto emotivo, in una parola, cerca empatia.

Goleman

Ormai è un termine abusato e spesso frainteso, ma, per essere un leader, occorre avere EMPATIA, verso se stesso e verso il prossimo.

Saper dire un bravo nel modo e/o nel momento sbagliato può aver lo stesso impatto negativo di una critica non costruttiva.

Un leader, nella sua quotidianità, sa che ogni gesto e/o parola lasciano un testimone a chi osserva e/o ascolta. Così come un genitore, anche un leader non può predicare bene e razzolare male. Insomma, bisogna essere necessariamente COERENTI e GIUSTI.

Esistono due classi di uomini: i giusti e gli ingiusti. La divisione viene fatta dai giusti.

Oscar Wilde

Altra componente necessaria è la FERMEZZA. Un leader, spesso, è chiamato a prendere decisioni scomode, non condivise e/o non sempre capite.

Per fermezza non si deve intendere dittatura; occorre argomentare al meglio una decisione presa e ricercare un maggiore coinvolgimento per renderla concreta. Essere fermi permette di determinare il perimetro entro il quale la conversazione potrà risultare proficua. Trovo molto funzionale un modello basato su queste semplici domande:

  • cosa bisogna fare?
  • perché occorre farlo?
  • come possiamo farlo?
  • che ruolo hai nel progetto?

Per spiegare al meglio i punti appena descritti, trovo necessario ribadire un concetto tanto banale quanto fondamentale: quando ci si rivolge a delle persone, occorre ricordare che le stesse sono, per l’appunto, PERSONE e, come tali, necessitano di essere coinvolte per poter dare il massimo.

Aver trasmesso correttamente un obiettivo e le motivazioni per le quali lo rendono prioritario garantisce uniformità di direzione in una remata collettiva.

Per essere chiari e per motivare al meglio le proprie scelte, occorre essere AUTOREVOLI ed esserlo significa aver necessariamente una buona dose di conoscenza e/o esperienza riguardo ciò che si debba fare.

Non puoi dire a qualcuno di fare qualcosa se non sai cosa fare. 

Avere esperienza in un determinato contesto non rende onniscienti. Essere UMILI e consapevoli dei propri limiti può agevolare il confronto con dei collaboratori non-automi, il che può portare a due scenari tanto diversi quanto vincenti:

  • rafforzare la soluzione scelta in partenza, con l’approvazione di tutti gli attori coinvolti;
  • trovare una soluzione migliorativa e più performante per una specifica necessità;

Contaminazione + Studio = Crescita. 

Sapere cosa fare, perché e come farla potrebbe non bastare per il raggiungimento di un obiettivo. Quando si lavora in gruppo, occorre avere un grado di responsabilità chiaro ed equamente distribuito. Avere realmente cura di un progetto significa non trascurarlo.
Personalmente, conoscere il mio ruolo all’interno di un progetto mi ha sempre portato a lavorare con maggiore serenità, focus e determinazione.

Terminata questa lunga e per certi versi “banale” panoramica, posso finalmente spiegare il perché del titolo di questo articolo. 

Per me, la qualità necessaria per consolidare la propria leadership è il controllo della propria emotività nei momenti in cui è necessario prendere una decisione. Agire e reagire sono parole all’apparenza simili, ma con un significato completamente diverso. 

contrapporsi ad un’azione altrui o ad un evento

reagire (wiktionary)

Fortunamente, la maggior parte di noi non si muove in contesti pericolosi ed adrenalinici, dove reagire potrebbe rappresentare una soluzione utile alla propria sopravvivenza, ma, piuttosto, deve operare col fine di raggiungere un dato obiettivo con gli strumenti a disposizione.

procedere ad effettuare un’azione secondo coscienza e/o conoscenza

agire (wiktionary)

Riuscire a stimolare e ad incanalare una reazione per la risoluzione di un evento imprevisto è cosa buona e giusta, ma può farlo anche una persona dotata di forte carisma. Riuscire ad evitare che la soluzione passi solo attraverso la reazione è la dote di un leader coscienzioso. 

Un piano ben congegnato in una società, fatta di persone, deve essere basato sulle persone. Un leader lo sa; un capo fa finta di non saperlo. 

Per concludere queste mie considerazioni, uso le parole di Stephen Covey che esprimono al meglio il minimo indispensabile  del concetto di leadership.

La leadership non consiste in una posizione. È un’autorità di tipo morale e l’autorità morale deriva dal rispettare principi universali e senza tempo.

Grazie per la lettura, alla prossima!